Nel cuore dell’Europa, una città a due facce così uguali e così diverse, divise dal corso del Danubio, che riflette in esso le luci di una meta sempre più ambita turisticamente. Budapest, infatti, deve il suo nome alle 2 aree che la compongono: Buda, parte storica dell’impero Austro-Ungarico, e Pest, centro mondano e sempre attivo della città magiara. Celebre a livello culinario per la paprika, la zuppa gulyás (adattato, gulasch) e per il salame ungherese, la Parigi dell’Est è una continua scoperta su tutti i fronti.

Ecco dei consigli per un itinerario di soli 3 giorni, per poi uscirne affascinati e incuriositi.

 

1° giorno 

Collegato ottimamente con buona parte della Nostra penisola, l’aeroporto di Budapest-Ferihegy è lontano dal centro, rendendo così necessario uno spostamento via taxi o autobus. Il soggiorno è consigliato nella zona di Pest, meglio se nell’area tra Parlamento e Ponte delle Catene, per immergersi completamente nella capitale.

Il tour della città può iniziare da Pest, procedendo da nord verso sud, cioè partire proprio dal Parlamento (Országház), sede dell’Assemblea nazionale. Largo 268 metri (il più grande del mondo) e alto 96, il Parlamento (ai tempi dell’URSS una stella rossa posta in cima della cupola lo rendeva la costruzione dominante della città), si erge nella piazza di Kossuth Tér. Qui sorge un memoriale della rivolta repressa col sangue del 25 ottobre 1956, durante la rivoluzione ungherese. Visto anche il prezzo ragionevole (€7 più o meno), la visita interna al palazzo è d’obbligo, infatti si possono ammirare le grandi sfarzosità che un tempo rappresentavano l’impero. Tra le meraviglie ci sono pareti laminate in oro, grandi affreschi che ricoprono il soffitto e gioielli dei Reali, tra cui lo scettro, il globo crucigero, la spada di Santo Stefano e la Sacra Corona d’Ungheria, o corona di Santo Stefano, la più antica d’Europa, che presenta come peculiarità la croce d’oro “storta” a causa di una caduta.

Conclusa la visita del palazzo, procedendo lungo il Danubio, ci si trova davanti ad un’installazione molto toccante: le Scarpe sulla riva del DanubioCipők a Duna-parton, ossia un’opera raffigurante 60 scarpe stile anni ‘40 sul ciglio del fiume, un memoriale della Shoah e del massacro compiuto dai miliziani della Croce Frecciata durante la Seconda guerra mondiale. Addentrandoci per le vie della città, ci troviamo la Piazza della Libertà (Szabadság tér), con il suo monumento ai caduti durante la liberazione dei nazisti da parte dei sovietici e il contestatissimo monumento in memoria delle vittime dell’occupazione tedesca, considerato un “falso storico” dal popolo magiaro, in quanto non incolperebbe l’Ungheria stessa delle deportazioni.

La scoperta della città prosegue con la Basilica di Santo Stefano (Szent István-Bazilika), dentro la quale è conservata la Sacra Mano Destra, ossia la reliquia della mano destra di Santo Stefano, santo protettore del Paese. È anche possibile salire sulla cupola, per ammirare il panorama della capitale. Per concludere la prima parte del tour, è consigliato un giro per il quartiere ebraico con le sue due sinagoghe e per Váci utca, la via principale per quanto riguarda negozi e ristoranti.

Al calar del sole, però, le luci della Parigi dell’Est si accendono di un giallo tenue che romanticamente si specchia nel Danubio, dando inizio così alla vita mondana tanto cercata dai turisti. Di sera, infatti, è imprescindibile bersi qualcosa al Szimpla Kert, il più famoso ruin pub della zona. La domanda sorge spontanea: cos’è un ruin pub? Un edificio un tempo in rovina, ristrutturato ma solo in parte, riempito da oggetti particolari e folkloristici, un locale incomprensibile se non viene vissuto. Questi pub si trovano quasi tutti nella zona del quartiere ebraico.

2° giorno 

Se il primo giorno è stato dedicato a Pest, nel secondo si va a Buda, e si attraversa la città camminando sul Ponte delle Catene (Széchenyi Lánchíd), il primo storico a collegare le due facce della capitale. La visita di Buda parte dal Bastione dei Pescatori (Halászbástya), che si trova di fianco alla Chiesa di Mattia, dedicata alla Madonna, e tra gli archi del bastione si può scorgere la frontale Pest, una cartolina mozzafiato soprattutto durante l’alba o il tramonto. Non molto lontano, si trova il castello di Buda (Budavári Palota), o Palazzo reale (Királyi Vár), patrimonio UNESCO e vecchia sede dei reali magiari, che attualmente racchiude il museo della storia ungherese; domina la città e sembra si rifletta nel Danubio, sfidando quasi il frontale Parlamento.

La terza parte di Buda è la Cittadella, la fortezza più alta della città, vecchio bunker durante la Seconda guerra mondiale, che si affaccia sulla città grazie al Monumento alla Liberazione, rappresentante una donna che alza trionfale la palma della vittoria.

Dopo questo tour de force, però il meritato relax si può godere nei bagni termali forse più famosi d’Europa, i Bagni Géllert; dopodiché se avete le forze per girare ancora, si può tornare a Pest tramite il ponte Elisabetta e fare merenda con i tipici kürtőskalács, i camini dolci, spiedini di pasta sfoglia cotti su fuoco, un must del viaggio.

3° giorno 

Dopo 2 intensi giorni, il terzo prevede solo un’ultima visita: la Piazza degli Eroi (Hősök tere), raggiungibile percorrendo Andrássy út, il viale più famoso della città. Questa piazza è ricca di elementi politici e storici, a dimostrarlo il Monumento del Millenario con le sue 15 statue raffiguranti i più grandi condottieri ungheresi (tra cui il fondatore della nazione Árpád) protetti dall’alto dall’Arcangelo Gabriele.

Non molto lontano dalla piazza, ci sono le terme più famose di Pest, ossia i Bagni Széchenyi, dentro cui piscina principale si possono trovare… gli anziani ungheresi che giocano a scacchi.

Prima di salutare la città, però è d’obbligo fare un tuffo nel passato al New York Café, un bar-ristorante in pieno stile Belle Époque, dove i grandi pensatori, scrittori e artisti del tempo cercavano – e trovavano – ispirazione.

Ultimo consiglio, la moneta: vige ancora il fiorino nonostante circoli l’Euro. Cambiate delle piccole somme in questa valuta in modo da non essere penalizzati (o “fregati”) nel pagamento.


Credit @gattinonimondodivacanze

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